Nell’ultima partita del campionato è successo tutto quello che doveva succedere: il Catanzaro si è allenato con le riserve, passeggiando amenamente e cercando soprattutto di evitare affaticamento e infortuni (e comunque con un possesso palla vicino al 70%) e la Sampdoria si è invece dannata l’anima per una vittoria inutile. Bene, adesso possiamo finalmente goderci lo spettacolo, il momento atteso per tutta una stagione che è stata tanto esaltante quanto già vittoriosa, indipendentemente dall’esito di questi playoff. Certo, sarebbe stupendo andare in serie A così presto, con una doppia promozione che avrebbe dell’incredibile: nessuno di noi, neanche nei suoi sogni più segreti e inconfessabili, avrebbe mai osato immaginare una cosa del genere. Tuttavia, resto convinto del fatto che, qualora un sogno così straordinario non si realizzasse, non cambierebbe molto: siamo ormai una realtà solida e spettacolare della serie B, siamo nel calcio che conta, possiamo continuare ancora per un po’ a goderci questo palcoscenico. Per la A, ormai è chiaro, è solo questione di tempo. La proprietà e la società hanno dimostrato di saper programmare, di sapere quello che fanno: non c’è da avere dubbi sul fatto che, quando verrà il momento opportuno, quel salto ‒ se non capitasse di farlo adesso ‒ prima o poi lo faremo. Dal punto in cui siamo si può solo migliorare.

Il filosofo greco Epicuro sosteneva che «solo chi meno si occupa del domani si prepara nel modo più piacevole al domani». Credo che avesse ragione: se vogliamo continuare a far bene e a goderci questo splendido momento, non dobbiamo pensare a quello che potrà essere. Adesso serve spensieratezza e allegria, nella consapevolezza che tutto quello che verrà, ci sarà dato in sovrappiù, come un dono insperato e inatteso e perciò infinitamente più gradito.

Il mio amico Matthias non ha voluto rinunciare, in un’occasione così solenne, a farmi avere uno dei suoi bizzarri pareri e mi ha detto così: «Felici voi, che arrivate quinti, dopo essere partiti per salvarvi! Tutti gli altri, invece, arrivano ai playoff dopo essere partiti per la promozione diretta… È proprio vero, dunque, quello che scriveva Esiodo, straordinario poeta greco del VII secolo a.C., quando diceva che sono stolti gli uomini che non capiscono come certe volte la metà valga più del tutto».
Lì per lì ho pensato di essere fra gli stolti, visto che non ho afferrato subito il concetto, ma poi credo di aver compreso il discorso di Matthias: indubbiamente, se c’è una squadra che non ha niente da perdere, quella è proprio il Catanzaro, che ha già stravinto il suo campionato, superando abbondantemente i propri obiettivi stagionali, l’unica cioè per la quale una parte (essere arrivati ai playoff e averlo fatto bene, incantando l’Italia) ha un valore già di per sé, senza bisogno del tutto (cioè la promozione in serie A). In questo senso si può pensare che abbiamo per le mani la chiave segreta che apre le porte della felicità, nella vita come nel calcio; lo hanno spiegato altri due giganti, questa volta del XIX secolo: per lo scrittore inglese Oscar Wilde «la felicità non è avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha», mentre il per filosofo tedesco Friedrich Nietzsche «la felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa».
Ecco, il Catanzaro e i suoi splendidi tifosi desiderano esattamente tutto ciò che hanno, senza bisogno di altro che potrebbero avere come non avere, e soprattutto mi auguro che i giallorossi siano determinati, che facciano con assoluta convinzione tutto ciò che devono, che facciano precisamente quello che vogliono secondo i dettami di mister Vivarini. E poi, qualunque cosa succederà, loro e noi saremo comunque felici, perché appunto avremo voluto tutto ciò che abbiamo fatto. Il resto non conta, almeno per ora…
Palomar