Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche sosteneva che «non ci sono fatti ma solo interpretazioni». Intendeva che non si può mai essere sicuri della realtà e nemmeno degli eventi a cui assistiamo, che possono essere al massimo interpretati in modo del tutto soggettivo: secondo qualcuno le cose stanno in un modo, secondo altri stanno diversamente, ma cosa succeda davanti ai nostri occhi è impossibile dirlo con certezza. E questo è quanto.

Se Nietzsche diceva così alla fine dell’Ottocento, dopo oltre un secolo, nel mondo ipertecnologico in cui viviamo dovremmo aver raggiunto qualche certezza in più, eppure non è esattamente questa la nostra situazione: disponiamo di strumenti evolutissimi con cui è possibile misurare la grandezza di pianeti lontani o contare il numero di geni di un filamento di DNA, ma non siamo in grado di stabilire con ragionevole sicurezza se un giocatore sia o meno in fuori gioco. L’ultimo caso, quello che riguarda l’ormai famigerato goal annullato a Compagnon in Catanzaro-Brescia, ne è la dimostrazione chiara: non solo sono serviti quasi cinque minuti per prendere una decisione, ma le conclusioni degli addetti al VAR non hanno fugato tutti i dubbi e anzi ne hanno alimentati di nuovi (fino al punto che non è ancora adesso chiaro non solo se davvero Compagnon fosse in fuorigioco, ma addirittura se ad essere in fuorigioco fosse davvero lui o qualcun altro…). Dunque, davanti a quanto è accaduto, sembra che, nonostante sia passato oltre un secolo, siamo ancora costretti a ripetere sconsolati le parole di Nietzsche: non ci sono fatti ma solo interpretazioni…
A tutto questo si può aggiungere una piccola chiosa: ha davvero senso annullare un goal per un fuorigioco ‒ ammesso che tale fosse ‒ di qualche millimetro? Non si dovrebbe forse iniziare a pensare a una revisione della regola che consenta di evitare casi-limite così assurdi da essere poi di fatto indecidibili persino per chi si occupa del VAR e che, pur rivedendo l’azione decine di volte (quello che sicuramente è successo per Compagnon, visto il tempo trascorso per decidere), non è in grado di stabilire se si tratti o meno di offside? Possibile che un sistema come quello del calcio, capace di movimentare centinaia di milioni di euro, sia poi condizionato da una simile aleatorietà? Possibile che ai tifosi non rimanga ogni volta che pregare il dio del caso?
Il nostro è in fondo ancora il mondo di Nietzsche, ma anche quello di Pirandello, che, per una sua opera dedicata proprio al tema dell’impossibile accertamento della verità, aveva scelto un titolo molto eloquente: Così è (se vi pare).