Diciamo subito una cosa: il pareggio contro il Cosenza è un risultato giusto e anzi si potrebbe anche dire che sia la giusta punizione per un Catanzaro davvero sciupone, che ha buttato via quella che sarebbe stata l’ennesima vittoria nel derby. In superiorità numerica per gran parte della partita, in vantaggio di 1-0 a pochi minuti dalla fine, dopo che il Cosenza si è visto annullare un goal, ha preso un palo ed è stato pericoloso in più di una circostanza, il Catanzaro tutto doveva fare meno quello che ha fatto, gestendo molto male la fase conclusiva della gara (forse troppo sicuro di aver ormai acquisito il risultato? Forse il Cosenza ha avuto più fame per la drammatica posizione in classifica?). E così oggi, da una parte, si gioisce per non aver perso ma si resta in una situazione drammatica, con un pareggio acciuffato dopo un recupero monstre (probabilmente davvero eccessivo: si tratta quasi di sicuro di un record per la storia del calcio) e, dall’altra parte, si piange per una vittoria gettata via così, quasi senza rendersene conto. Sembra la storia di Eteocle e Polinice, i due sovrani di Tebe che, secondo il racconto della mitologia greca, si sono combattuti all’ultimo sangue per lo scettro della città ma sono poi morti entrambi, uccidendosi reciprocamente, senza dunque né vincitori né vinti. Alla fine, pazienza, non cambia granché per nessuno dei due e guardiamo avanti sperando in qualcosa di meglio per il prossimo derby, quello che si giocherà finalmente davanti al pubblico giallorosso.

Mi pare già di sentire il riemergere dei soliti mugugni sui tre colli, perché ormai si sa che a Catanzaro un giorno si parla di paradiso e il giorno dopo di inferno: forse sarebbe opportuna una maggiore capacità di analisi e un equilibrio più attento della semplice altalena delle emozioni che cambiano al più piccolo venticello. Siamo a metà del campionato e, nonostante tutti i problemi, gli errori e le delusioni, veleggiamo tranquilli in zona play off in attesa che riapra il mercato e si sistemino alcune cose qua e là. La società ha dunque per ora pienamente raggiunto i suoi obiettivi e al limite potrà fare meglio nei mesi prossimi: la serie B, almeno per un po’, si può fare anche così, «sanza infamia e sanza lodo», per dirla con Dante. E chi pensa che così non vada bene e che dovremmo stare dov’è il Sassuolo, forse dovrebbe riflettere meglio su molte cose e magari guardare anche a 100 km più a nord, dove invece si aggira sempre più minaccioso lo spettro della retrocessione…
L’errore più grosso che si potrebbe fare oggi è quello di disperarsi per ciò che poteva essere e non è stato, senza rendersi conto che il futuro dipende da come viviamo il presente e dal rapporto che abbiamo con il passato. Il nostro futuro inizia oggi, dalla partita contro la Salernitana: è solo a questo che si deve pensare adesso.
Sant’Agostino diceva che la speranza ha due splendidi figli: l’indignazione e il coraggio. La prima per le cose come sono e il secondo per cambiarle. Pensiamo dunque alla prossima partita per inaugurare nel migliore dei modi il girone di ritorno, senza guardare indietro e con rinnovata fiducia nella società, che, ne siamo certi, saprà sistemare ciò che in questi mesi non ha funzionato, per arrivare rapidamente a mettere in cassaforte la salvezza tranquilla a cui si punta.