Oggi che siamo arrivati alla giornata numero 24, si possono tirare alcune conclusioni, ma non tanto per dare veste definitiva a un campionato che è ancora ben lontano dall’essere finito, quanto per mettere in ordine le idee e capire meglio alcune questioni che forse adesso possono risultare più chiare.
Dopo la splendida (e rocambolesca) vittoria contro il Brescia, il Catanzaro occupa stabilmente e solidamente la zona play off al sesto posto (e, se la sfortuna e qualche distrazione non ci avessero messo lo zampino potremmo facilmente essere più o meno dove si trova ora la Cremonese, cioè addirittura intorno alla quarta posizione). E lo fa con merito, attraverso un gioco che ormai, per comune riconoscimento di tutti gli osservatori, risulta ben definito ed efficace. Bene, benissimo, grande gioia sui tre colli, eppure per mesi abbiamo dovuto sorbirci brusii, mugugni, lamentele e persino qualche insulto rivolto ora al tecnico, ora ai giocatori, ora al direttore sportivo, ora alla società. Che servissero tempo e pazienza era molto chiaro fin dall’inizio (non servivano profeti biblici per saperlo, bastava il buon senso); piuttosto, le vicende di questo campionato ci offrono un insegnamento prezioso: i tifosi servono soprattutto nei momenti difficili, quelli in cui la barca sbanda in mezzo alla tempesta, perché quando le cose vanno bene, tifare è molto semplice e forse persino inutile. Ricordiamocelo anche per il futuro, quando verranno altri momenti complicati e serviranno nuovamente pazienza, buon senso e amore per i colori giallorossi.
In questo contesto abbiamo poi scoperto un’altra cosa interessante e paradossale allo stesso tempo: il fatto che Iemmello abbia sbagliato il secondo rigore consecutivo ha un risvolto positivo, cioè è stato dimostrato che si può vincere anche grazie ad altre armi, perché non dipendiamo esclusivamente dai goal del capitano, come tanti invece hanno spesso ripetuto polemicamente. Aggiungiamo che, nonostante i due rigori sbagliati, Iemmello resta capocannoniere del campionato: chi vuole continuare a criticare lui o Caserta o Polito o la società nel suo complesso, faccia pure, ma se per caso volesse invece usare quel fiato e quel tempo per applaudire e riconoscere i giusti meriti al loro lavoro tenace, difficile e attento, farebbe probabilmente meglio.
Diciamolo con le parole di Niccolò Machiavelli, che nel suo celeberrimo trattato politico, il Principe, aveva spiegato già secoli fa con molta chiarezza una cosa piuttosto importante: «Gli uomini giudicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a’ pochi. Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei, e quelli pochi non ardiscono opporsi alla opinione de’ molti». Queste parole descrivono molto bene la situazione che abbiamo visto per mesi: la gente esprime spesso giudizi superficiali e affrettati, basati su apparenze e senza alcun approfondimento critico; così quei pochi che vorrebbero manifestare un parere diverso sono costretti quasi a vergognarsene e a tacere. Machiavelli diceva tutto ciò per concludere che, stando così le cose, è molto facile per chi voglia imporsi sugli altri sfruttare l’ingenuità e il pressapochismo dei tanti. Ecco: bisogna mantenere calma e lucidità, se non si vuole che a imporsi siano le opinioni superficiali di chi, comodamente sprofondato nel divano di casa, passa il tempo a digitare frasi sconnesse sui social, lanciando accuse grottesche che producono il solo risultato di avvelenare l’ambiente, a tutto danno del Catanzaro e di chi lo ama veramente.
Non si può dire come finirà questo campionato, ma sarebbe bello che si traesse almeno questa lezione di buon senso: davanti a una società seria e sana, capace di una programmazione attenta che ha già dato frutti straordinari e che ‒ ne siamo certi ‒ porterà a traguardi ulteriori, si può solo essere contenti e andare allo stadio per sostenere i colori giallorossi sempre e comunque.
Palomar