Sebbene non sia elegante, tuttavia è difficile sottrarsi alla tentazione di dire che avevamo ragione. Ora che il Catanzaro di Caserta si è issato addirittura al quarto posto (con una grande e sofferta vittoria contro lo Spezia e superando la Cremonese sconfitta in casa dal Cesena), fa piacere ricordare che molti mesi fa, quando quasi tutti volevano la testa dell’allenatore, su queste colonne invitavamo alla calma e alla pazienza, sicuri che le difficoltà iniziali fossero fisiologiche e destinate a finire. E chissà dove saremmo oggi se solo avessimo i punti in più che solo un po’ di sfortuna ci ha rubato (basti pensare alle volte che abbiamo perso o pareggiato nei secondi finali di qualche partita). Non si trattava di doti profetiche, intendiamoci, ma di semplice e ovvio buon senso, cosa che, in un mondo in cui si pretende di avere sempre tutto e subito, è ormai cosa rara…
Adesso che la questione salvezza è stata in sostanza spensieratamente archiviata, tutto quello che verrà da qui in poi sarà sempre e solo un guadagno, di cui essere felici e che ci godremo soddisfatti e sereni. Ragionevolmente appare piuttosto improbabile che si possa pensare alla promozione passando per i play off, tuttavia si può essere molto contenti anche solo del fatto che questo Catanzaro abbia reso possibili simili sogni. Per decenni, infatti, siamo stati privati persino della possibilità di sognare e dunque si può dire che, comunque vada il campionato, questa società e gli uomini che essa ha scelto ‒ dalle figure dirigenziali all’allenatore ai giocatori ‒ ci hanno restituito i beni più preziosi che si possano immaginare: il sogno, la speranza e la fiducia nel futuro. Senza tutto questo, nella vita come nel calcio, niente conta e niente ha senso. E lo potranno di certo confermare tutti quelli che vivono ad appena un’ora di distanza dal capoluogo in ogni direzione: a nord, a sud, a est e a ovest quei beni preziosissimi, che noi oggi ci gustiamo felici, mancano del tutto o scarseggiano parecchio… In questo senso aveva assolutamente ragione Lucrezio, uno dei più celebri poeti latini, a dire che è bello per chi sia scampato a un naufragio contemplare al sicuro dalla spiaggia chi si trova ancora tra i flutti in tempesta e non perché sia bello vedere gli altri soffrire, ma perché dà gioia la consapevolezza delle sventure da cui si è ormai esenti.
Se c’è dunque un insegnamento che si può trarre da tutta questa lunga e felice vicenda è forse quello che si ricava dalle parole di un altro grande autore, ovvero il più importante commediografo italiano del Settecento, Carlo Goldoni, che a un suo personaggio fece dire così: «Se sapete che la persona che amate merita l’amor vostro, disponete l’animo a soffrire qualche cosa». Ecco, noi pensiamo che il Catanzaro, soprattutto questo Catanzaro, meriti il nostro amore e la nostra riconoscenza ed è per questo che ben volentieri ci siamo disposti in passato e ci disporremo ancora in futuro a soffrire per lui.