Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita.
Con questi versi il sommo poeta inizia, com’è noto, il racconto della sua eccezionale esperienza nel viaggio ultraterreno che lo avrebbe portato ad attraversare l’oltretomba. Si tratta di parole che esprimono angoscia per una situazione che sembra irreparabile: chi parla si è perso e non vede via d’uscita alla sua situazione sconsolata. Le porte dell’inferno gli sono davanti pronte a inghiottirlo. Per una benevola decisione della buona sorte oggi queste parole non ci riguardano (più): noi siamo gente fortunata e felice, che ha trovato un baluardo solido e incrollabile nella proprietà della famiglia Noto, nelle capacità tecniche e gestionali dei dirigenti dell’US e del suo allenatore (a proposito: ma è lo stesso Caserta che quasi tutti volevano cacciare qualche tempo fa?).
Non tutti possono vantare una simile fortuna, come sanno bene i cugini rossoblù, che invece sicuramente in questi giorni si stanno riconoscendo nelle parole di un Dante che, dopo aver varcato la soglia dell’inferno, dice di aver sentito solo «sospiri, pianti e alti guai» che risuonavano cupamente rimbombando nell’aria buia. A questo proposito diverte riascoltare le dichiarazioni di chi lassù fra i monti, dove vivono i lupi un animale in via di estinzione, profetizzava così: «I playoff non si faranno perché ci saranno più di 14 punti tra la terza in classifica e la quarta … Ma se anche si dovessero fare, il Catanzaro non li giocherà perché perderà in casa contro il Cosenza… Gli mancheranno proprio quei tre punti che andremo a prenderci al Ceravolo».
Quando si dice… un pronostico azzeccato! Forse sarà sfuggita quella parte della Divina commedia in cui si fa un profezia vera, di quelle che restano scolpite nella memoria collettiva perché tutti hanno assistito alla sua realizzazione: «il veltro / verrà che la farà mori con doglia». È un verso del primo canto dell’Inferno e ci si riferisce a qualcuno, metaforicamente rappresentato come cane da caccia («il veltro»), che verrà a respingere e uccidere con dolore una … LUPA! Nessuno è mai riuscito a capire con esattezza a chi si riferisse questa profezia dantesca: ecco, oggi possiamo finalmente sciogliere ogni dubbio e spiegarla nel suo significato, nascosto per secoli ma chiarissimo dopo il 16 marzo 2025: Dante si riferiva al Catanzaro che avrebbe spazzato via la tracotanza cosentina…
Volgendo adesso lo sguardo al futuro, in attesa che le aquile piombino sui canarini, mentre abbiamo ancora negli occhi la splendida cornice di pubblico del Ceravolo e la coreografia mozzafiato della Capraro (degna di un palcoscenico ancor più prestigioso…), ben altri versi danteschi ci vengono in mente, questi: «la mia mente fu percossa / da un fulgore in che sua voglia venne» (“la mia mente fu colpita da una luce accecante che la fece arrivare a realizzare i suoi desideri”).
Con queste parole Dante descrive il culmine della sua gioia straordinaria quando, alla fine del suo viaggio, ormai giunto nel punto estremo del paradiso, vede Dio e sperimenta la vera felicità. Ci permettiamo solo di aggiungere un piccolo dettaglio alla narrazione del sommo poeta: a noi piace immaginare che il cielo del paradiso sia giallorosso…