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Il ceppo nel focolare e i traditori dei benefattori

Rieccocci all’inizio di un nuovo campionato, ma questa volta per tanti motivi è diverso. Si può dire che sia cambiato quasi tutto: allenatore, staff, dirigenza, molti calciatori. Come è noto, gran parte di questi cambiamenti radicali non sono stati voluti, ma dipendono da una serie di situazioni di varia natura che sembrano essersi combinate e sincronizzate in modi tanto perfetti quanto perversi. È dunque evidente a tutti quali e quanti rischi ci siano in una condizione di questo tipo ed è persino inutile fare l’elenco dei problemi potenziali che ci aspettano: nell’ipotesi migliore (e tutt’altro che scontata) che il nuovo allenatore e i nuovi giocatori funzionino bene, serviranno comunque mesi per trovare la quadratura giusta per amalgamare il gruppo e produrre gli effetti conseguenti in termini di gioco e di risultati (la partita di coppa Italia contro l’Empoli lo ha fatto del resto già intuire). Nessuno può nutrire dubbi sulla serietà delle intenzioni della proprietà Noto, a cui tutto dobbiamo e che, d’altra parte, non ha nessun interesse a un peggioramento dei risultati. Siamo dunque convinti che, come finora è stato ampiamente dimostrato, ancora una volta la società saprà fare con professionalità il suo lavoro, ma questo sarà possibile solo se i tifosi, tutti i tifosi, sapranno dare un’ennesima prova di maturità: la fede nei colori giallorossi si dimostra nei momenti difficili; è troppo facile riempire lo stadio ed entusiasmarsi quando le cose vanno bene: non c’è alcun bisogno di gente che si disamora con la stessa rapidità con cui si consuma un fiammifero. Non a caso Eugenio Montale, uno dei più importanti poeti italiani del Novecento, per indicare una fedeltà lunga e tenace, parlava di «speranza che brucia più lenta/ di un duro ceppo nel focolare». Dobbiamo cioè essere consapevoli che ci aspetta un periodo di adattamento lungo e complicato e se vogliamo uscirne nel migliore dei modi, è indispensabile remare tutti dalla stessa parte senza tentennamenti.

Qualcuno, dopo aver trovato a Catanzaro una straordinaria valorizzazione, ha deciso di capitalizzare altrove i benefici che qui ha insperatamente ottenuto, qualcuno ha avuto qui più di quello che ha dato, qualcun altro ha persino tradito, fuggendo via come un ladro nella notte dopo aver saccheggiato la casa di un amico: si ricordino costoro che Dante nella Divina commedia mette i traditori dei benefattori nel più profondo dell’inferno, considerandoli i peggiori fra i peggiori, quelli puniti non a caso dallo stesso Lucifero… Acqua passata, non guardiamoci alle spalle ma sempre avanti: chi è rimasto, chi arriva ora, chi non si è mai allontanato, tutti quelli che amano questi colori devono adesso rimboccarsi le maniche e ricominciare con la determinazione di chi, come Ulisse dopo anni di peregrinazioni, vede vicino l’approdo tanto agognato e ne è improvvisamente allontanato da eventi imprevedibili e potenti che lo gettano senza preavviso in altre e terribili avventure: come ricordano tutti, alla fine Ulisse, dopo aver affrontato nuovi pericoli e traversie, riesce comunque ad arrivare ad Itaca migliore e più forte di prima.

Insomma sarà di nuovo serie B, ma non la stessa dell’anno scorso e il motivo lo aveva chiarito già Eraclito, un grande filosofo greco vissuto tra VI e V secolo a.C., quello che spiegava che «tutto scorre» e quindi non si entra mai due volte nello stesso fiume, perché l’acqua non è mai la stessa e noi non siamo gli stessi della prima volta. Se questo campionato sarà migliore o peggiore dipenderà dunque da tutti noi, dal nostro coraggio, dalla nostra tenacia, dalla nostra dedizione a questi colori, come abbiamo già visto nei passaggi più complicati dell’anno scorso. È in momenti come questo che si vede se gli eventi ci hanno insegnato qualcosa e soprattutto quanto è duro il ceppo della fede giallorossa che resiste tenace nel focolare della nostra Storia.

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