Il titolo di vecchio film dei primi anni Settanta, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, mi pare perfetto per riassumere quello che sta succedendo al e a Catanzaro: comunque vadano a finire i playoff (che sono un torneo a parte e per nulla scontato, come ha dimostrato la partita col Brescia), è chiaro che stiamo assistendo a un miracolo. Una squadra che navigava fino a pochissimo tempo fa nei bassifondi della serie C e che, pura avendo alle spalle un remoto passato glorioso, era ormai ignota ai più, si è prepotentemente ripresa il centro della scena nazionale e con una velocità senza precedenti. E questo vale non solo per la vicenda in sé, ma anche per i suoi protagonisti: molti dei nostri calciatori non avevano mai visto la serie B e, addetti ai lavori a parte, erano tanti ad ignorarne persino i nomi. Quando è iniziato il campionato a non pochi è sembrato persino un azzardo continuare a giocare nella categoria superiore con la squadra di quella inferiore (si ricordi che, per la maggior parte del tempo, a scendere in campo sono stati spesso i 9 o 10 undicesimi della squadra dell’anno scorso). Insomma dei piccoli e sconosciuti operai del calcio si ritrovano a un passo dal paradiso, nello stupore e nell’ammirazione generale. Ammirazione autentica che questo Catanzaro ha saputo suscitare nell’Italia calcistica perché non solo vince, ma fa vedere un calcio spettacolare, ispirato ai più importanti modelli europei, e di fatto esprime una concezione tattica che è raro vedere persino nella massima serie.
Un antico proverbio latino afferma che «la virtù basta a se stessa come il premio più bello»: ecco, oggi possiamo davvero essere orgogliosi come mai ci era capitato di essere negli ultimi trent’anni. Qualunque cosa possa accadere ancora, essere stati così belli, aver fatto cose tanto straordinarie, aver gonfiato di gioia i cuori di tante persone è già un premio più che sufficiente.
Tutto questo, inutile persino ricordarlo, è merito di Vincenzo Vivarini, l’uomo del giorno, che moltissime società ci invidiano e che forse già si sta pensando di portarci via (Dio non voglia…). Su queste colonne, al suo arrivo, il mio amico Matthias ed io avevamo fatto un pronostico oltre due anni fa, basandoci sulla verità incontrovertibile che i nomi nascondono e rivelano solo a uno studio attento. Ci piace oggi ricordare qui quel nostro vecchio anagramma, che mostrava le caratteristiche di questo allenatore con il vizio della vittoria e l’ossessione per l’innovazione alla ricerca di un calcio moderno e spettacolare: Vincenzo Vivarini= vizi: rinnova, vince.
Pare che Platone dicesse che l’amore può trasformare gli uomini in eroi e penso sia proprio quello che è capitato ai giallorossi l’altra sera: vedere migliaia di persone in estasi, mentre Iemmello piange inginocchiato sotto la curva dopo aver segnato il quarto goal, è stata esattamente la dimostrazione che Platone aveva ragione. L’amore di questi straordinari tifosi giallorossi, ricambiato da quello dell’intera squadra, ha permesso di trasformare il Ceravolo in vero e proprio tempio dedicato agli eroi che hanno reso possibile tutto questo, quelli che rappresentano un popolo intero e il suo riscatto.
Oggi o domani non conta: siamo in marcia sulla strada giusta, arriveremo dove vogliamo e ce lo ricorderemo per sempre.