È sempre difficile commentare la prima partita dell’anno, perché ovviamente la preparazione non è ancora ottimale (va peraltro ricordato che, per ragioni non attribuibili alla società, le attività della nuova stagione hanno per noi subito persino dei ritardi) e, con il mercato ancora aperto, la rosa non è completa; tuttavia in questo caso si possono fare alcune considerazioni preliminari: sebbene nessuno possa dire come sarà questo campionato, indubbiamente il primo vero Catanzaro della nuova gestione sembra avere idee e spirito di gruppo. La prestazione sfoderata contro una squadra ben più quotata come il Sassuolo lascia ben sperare e tutti coloro i quali ci davano già per spacciati dopo le prime sgambatelle agostane forse dovranno ricredersi e imparare che certi giudizi richiedono tempi molto più lunghi per essere espressi (lo dicevamo anche l’altra volta: non abbiamo bisogno di fiammiferi che prendono subito fuoco per spegnersi un secondo dopo, ma di duri ceppi da focolare…).
Uno dei più grandi filosofi del Novecento, il tedesco Martin Heidegger, ha raccolto un gruppo di saggi sotto un titolo difficilmente traducibile nei suoi complessi significati, che per decenni è stato tradotto in italiano come «Sentieri interrotti» e che in seguito ha assunto quello di «Sentieri erranti nella selva»; in entrambi i casi sembra si tratti di un titolo adeguato alla situazione attuale del Catanzaro: a un certo punto la strada che percorrevamo si è improvvisamente interrotta, ma il sentiero prosegue, perché nel bosco, così difficile da attraversare (quello dantesco dell’esistenza come quello complicato di un campionato di calcio come la serie B), si possono trovare tanti percorsi che, per vie diverse, portano da qualche parte. Non si arriva mai davvero ad una meta definitiva, ma, attraverso una serie continua di aggiustamenti, l’importante è proseguire il cammino senza guardarsi indietro e senza paura del futuro, consapevoli che gli obiettivi di valore si raggiungono piano, un passo dopo l’altro nell’incessante concentrarsi sul momento presente, l’unico che possiamo davvero controllare e modificare: il passato non può più essere cambiato e il futuro non c’è ancora.
Oggi possiamo dunque essere molto soddisfatti per almeno due ragioni: sappiamo di avere una squadra, un tecnico e una società motivati e con le idee chiare e serie, e soprattutto abbiamo visto un Ceravolo stracolmo di gente festosa ed entusiasta, che, insieme agli eroici ultras della Capraro, ha sostenuto il Catanzaro fino alla fine, assumendo come in passato un ruolo decisivo in alcuni momenti delicati della partita. È esattamente quello che diceva il presidente Noto qualche tempo fa: dobbiamo ripartire da questi due punti saldi: la società e i suoi tifosi. Se c’è questo, tutto il resto verrà da sé.
Ho parlato anche con il mio amico Matthias di questa prima prova delle aquile e lui mi ha tirato fuori dal cilindro uno dei suoi strani discorsi: «In effetti l’anagramma del nome del vostro allenatore è indicativo: Fabio Caserta = ECO FRA SABATI. Significa che è uno che lavora sodo, preparando la sua squadra con attenzione, parlando, esaminando, spiegando, insomma facendo risuonare la sua voce di settimana in settimana, tra una partita e l’altra».
Ancora una volta, dunque, sembra di poter vedere le premesse di qualcosa di bello: sarà un sentiero difficile, ma, se sapremo percorrerlo insieme, arriveremo dove vogliamo e dove dobbiamo. Il nostro sentiero non si interrompe, cambia solo direzione. La scelta adesso è solo nostra: fermarsi a piangere lì dove il sentiero è sparito oppure incamminarsi su quello nuovo che si apre accanto e ci offre un nuovo, promettente inizio. Del resto, il celebre umanista inglese Thomas More, citando Agostino, pare chiedesse a Dio questo: «Dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza per accettare quelle che non posso cambiare e soprattutto la capacità di distinguere le une dalle altre».