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Il punto e la virgola

Sebbene possa sembrare strano dopo la bruttissima sconfitta di Cesena (un grosso passo indietro da ogni punto di vista), oggi non intendo parlare di prestazioni sportive ‒ ognuno giudichi come preferisce le ultime uscite delle aquile ‒ perché appare assolutamente necessario concentrarsi su altro, dedicando tutto il discorso a un tema che avevamo già toccato marginalmente nelle settimane precedenti (anticipando esattamente quello che ora sta succedendo), ma che a questo punto richiede un’attenzione particolare. Mi riferisco ai mugugni di tanti che fanno arrivare fino in Germania, dove vivo, l’eco di un lamento tanto pericoloso quanto eccessivo. Costoro addirittura da luglio levano le loro voci piagnucolanti per criticare l’operato della società, per ripetere che la squadra non va, che abbiamo pochi punti, che dovremmo giocare meglio, che il campionato sarà rovinoso, che è tutto sbagliato, che siamo all’ultima spiaggia ecc. ecc. Ecco, a me pare che tutti questi lamenti, per quanto comprensibili sul piano della delusione e dunque della reazione istintiva, sono tuttavia pericolosi se eccedono una certa misura.

Vale la pena ripetere ancora una volta alcuni concetti di base, che dovremmo tutti tenere presenti: 1) la situazione in cui ci troviamo è figlia di un tradimento che ha scombinato all’improvviso le carte sul tavolo; 2) nonostante i ritardi, i tempi stretti e i problemi nati all’improvviso, la società ha cercato di sistemare le cose, ma necessariamente passando a un nuovo progetto; è dunque inevitabile che ciò richieda del tempo ad ogni livello. Un nuovo allenatore, una rosa in gran parte rinnovata, dei nuovi dirigenti hanno bisogno di organizzarsi sul piano logistico, su quello tattico e su quello dell’amalgama di squadra: chi pensa che bastino pochi giorni di lavoro sbaglia (lo avevamo detto subito: nella migliore delle ipotesi serviranno settimane per oliare bene tutti i meccanismi); 3) i tifosi veri si vedono e svolgono la loro funzione soprattutto quando ci sono problemi, dal momento che applaudire se le cose vanno bene non richiede alcuno sforzo; 4) per costruire bene servono tempo e pazienza, prove ed errori, frustrazione e tenacia.

Non dico che le cose andranno per forza bene (anzi, per quello che abbiamo visto nelle ultime due partite, si è ovviamente tentati di pensare il contrario) e capisco bene l’amarezza di quanti, ripensando ai trionfi degli ultimi due anni, vivono una fase di profonda delusione; mi limito a sottolineare che criticare in modo feroce adesso è assurdo: come volete che giochi una squadra composta di persone che non si conoscono fra di loro, metà delle quali non sono nemmeno in condizione adeguata o sono arrivati da pochi giorni, e che devono imparare ad applicare le idee nuove di un nuovo allenatore? Non a caso contro Juve Stabia e Cesena, organizzate e figlie di un lungo progetto ‒ come noi fino all’anno scorso ‒ abbiamo mostrato limiti ben chiari (e la sorte ha voluto che oggi incontrassimo la seconda neopromossa di fila…).

Secondo me è perfettamente normale che in questa fase le cose vadano come stanno andando e le attenuanti  non appaiono alibi pretestuosi ma situazioni oggettive che non si possono ignorare: criticheremo più avanti, quando, dopo un tempo ragionevole e numerosi tentativi falliti, avrà un senso eventualmente esprimere le proprie riserve. Solo più avanti si potrà dire chi e cosa non funziona e agire di conseguenza. Succede ad una squadra come il Milan, perché in condizioni analoghe non dovrebbe succedere al Catanzaro? E pensiamo a squadre come ad esempio Cremonese (quella dell’inizio dell’anno scorso, oltre che quella attuale), Palermo, Frosinone o Sampdoria (esonerato Pirlo), tutte inizialmente accreditate della vittoria finale e tutte nella nostra stessa situazione. Non credo sia un caso. È piuttosto l’idea di iniziare il campionato praticamente a ferragosto, imponendo addirittura il turno infrasettimanale alla terza giornata, con le squadre senza condizione, incomplete e con il mercato ancora aperto: ecco, queste sì mi sembrano cose da criticare ferocemente.

Questo è il momento di stringersi intorno alla società e alla squadra senza se e senza ma, esattamente come fanno da sempre gli eroici ultras della Capraro, e l’approssimazione dei tanti che protestano scompostamente senza un minimo di riflessione mi fa venire in mente quanto diceva uno dei grandi autori russi del Novecento, cioè Solženicyn. Questi, in un suo discorso tenuto all’università di Harvard nel 1978, così affermava: «Quanti giudizi affrettati, temerari, presuntuosi ed erronei confondono ogni giorno il cervello», si dimentica che esiste «il diritto per l’uomo di non ingombrare la sua anima divina di pettegolezzi, chiacchiere, oziose futilità»; oggi «si manifestano quella superficialità e quella fretta che costituiscono la malattia mentale di questo secolo. Penetrare in profondità i problemi è controindicato, non è nella sua natura, che si limita ad afferrare al volo solo qualche elemento di effetto».

Mettiamoci in testa che, in una situazione così complicata e difficile, remare contro non può che far peggiorare le cose: facciamo prevalere equilibrio, pazienza e ragionevolezza sull’istinto suicida di chi vorrebbe buttare tutto a mare subito. Più avanti saremo probabilmente contenti di aver represso la delusione adesso, quando la rabbia e l’amarezza suggeriscono di fare il contrario. Viceversa, se nulla cambiasse, al momento opportuno si metterà un punto fermo e andremo a capo, ma la grammatica insegna che chi non sa distinguere i punti dalle virgole, dai due punti e dal punto e virgola dosandone adeguatamente l’uso non può scrivere bene la sua storia.

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