La partita contro il Bari ha lasciato una strana sensazione, una sorta di sapore dolceamaro che suscita insieme ottimismo e dispiacere: da un lato pesa l’aver conseguito l’ennesimo pareggio, con una media punti che mette qualche pensiero, dall’altro non si può negare che qualcosa di nuovo si sia visto, con una prestazione e, almeno a tratti, anche un gioco che hanno finalmente dato l’impressione di poter graffiare. Certo, non è ancora quello che tutti speriamo, ma senza dubbio è qualcosa che, dopo le tante partite grige disputate finora, fa intravedere una luce in fondo al tunnel.

Mi viene in mente il processo a Galileo Galilei, che nel 1633, per avere salva la vita, fu costretto ad abiurare, cioè a rinnegare le sue teorie ‒ correttissime ‒ sull’eliocentrismo, per affermare pubblicamente, davanti al tribunale ecclesiastico che lo giudicava per eresia, di essersi sbagliato. Finito il processo, lasciando il tribunale Galileo pronunciò la celebre frase: «Eppur si muove…». Insomma, sebbene la Chiesa assurdamente pretendesse che non fosse la terra a girare intorno al sole, bensì quest’ultimo a ruotare intorno a una terra immobile al centro dell’universo, Galileo ‒ sia pure sottovoce ‒ evocava l’oggettività della scienza: prove incontrovertibili dimostravano inoppugnabilmente che ‒ nonostante l’opinione contraria dei più ‒ la terra si muoveva. Accade qualcosa di simile oggi per le aquile: in linea di principio, dopo nove giornate e soli nove punti racimolati, siamo tentati tutti di pensare che il Catanzaro sia immobile, piantato come un chiodo arrugginito nei bassifondi della classifica, eppure effettivamente la partita di Bari dimostra che qualche movimento in avanti si sta registrando (anche pensando al fatto che si trattava di una gara difficile, contro un avversario in ripresa e in uno stadio tradizionalmente ostico): eppur si muove, insomma!
In questo contesto la partita di oggi contro il Südtirol sembra dunque assumere i contorni della prova speciale, quella della conferma definitiva dei progressi intravisti in Puglia: una vittoria sarebbe il punto di partenza ideale per inaugurare una nuova fase in questa stagione così tormentata.

Ho parlato di tutto questo con il mio amico Matthias, che con la sua solita aria sorniona mi ha detto: «Shakespeare ha scritto che per salire colline ripide all’inizio serve un passo lento: se Caserta è appassionato di letteratura inglese, potete stare tranquilli!». Quando ho obiettato che non ero tanto sicuro che Caserta avesse davvero pensato a Shakespeare nel fare soli nove punti in nove partite, Matthias, stringendosi nelle spalle, ha concluso: «Allora magari si tratta di quella che Wilhelm Wundt ha definito ‘eterogenesi dei fini’». Di cosa? Ho sbottato io perplesso. «È il fenomeno per cui a partire da azioni intenzionali si verificano conseguenze non intenzionali: in sostanza, Caserta magari voleva partire forte e vincere tutte le partite, ma in realtà ha fatto esattamente il contrario e, senza saperlo, ha finito con il dare al Catanzaro il passo giusto per una scalata difficile, un po’ come succede in una maratona: se parti subito forte non arrivi alla fine, se invece dosi le forze, prima o poi tagli il traguardo».
Ho salutato Matthias un po’ rincuorato: Shakespeare, Galileo e Wundt sembrano suggerire che il Catanzaro sia alla vigilia di una svolta. Chi sono io per non credere a simili geni?